trauma in corso

per quanto io mi ritenga fortunata e onorata di essere circondata da numerosi amici intelligenti, comprensivi e premurosi, trovo abbastanza ridicolo, se non ironico, che a distanza di quasi un mese – 26 giorni, per essere chiari – dalla morte di mia madre la gente pretenda che io mi sia già abituata a questa nuova vita e soprattutto che io sia disposta a mettere da parte i miei problemi per pensare ai loro.

a quanto pare sono tutti consapevoli della mia intelligenza e della mia capacità di saper reagire in maniera logico-razionale agli eventi, e dal momento che porgere una spalla su cui permettermi di poggiarmi sembra essere troppo impegnativo, per ingannare la loro coscienza affermano che sono una persona individualista e che andrà tutto bene. eppure, più guardo da vicino, e più mi rendo conto che non sta per nulla andando bene. e adesso come si fa?

il fatto è che non esiste un modo gentile per dire “ciao, senti, ho voglia di uscire e passare del tempo con te, più che altro perché non mi va di stare in casa, però non è che potresti evitare di parlarmi dei tuoi insulsi problemi dato che ho già i miei a cui pensare?”

in una situazione del genere è difficile non sentirmi sola, nonostante nella mia mente risuonino costantemente le mille promesse fatte dai miei cosiddetti amici: “se hai bisogno di parlare, davvero, quando vuoi, io sono qui” oppure “sai che ci sono sempre per te” e varie cazzate del genere. non sono un’ingrata del cazzo, le apprezzo, per carità, ma si tratta di cortesia vuota, e non so che farmene.

cosa me ne faccio delle belle paroline se quando invito certe persone ad uscire la metà delle volte, se non la maggior parte, la risposta è negativa? cosa me ne faccio delle presunte orecchie disposte ad ascoltarmi se nei momenti in cui finalmente me la sento di spiccicare qualche parola riguardo ai miei sentimenti esse sono affondate in un cuscino o intente a sentire altro?

sono davvero stanca di rincorrere le persone nella vana speranza che esse si girino e mi porgano la mano mentre vanno avanti con le loro vite meno tragiche e pesanti della mia. mi sembra di aver esaurito le energie necessarie per fare qualsiasi tipo di cenno che faccia capire – a chi vuole intendere, ovviamente – che magari nonostante io faccia finta di nulla la situazione è leggermente più complicata di quel che sembra, e magari non la sto vivendo così bene.

vorrei che la gente capisse che non è comprensione quella che cerco, ma compagnia, supporto; una partita a carte per me vale molto più di un messaggino carino. anche un abbraccio andrebbe più che bene.

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nessuna via d’uscita

e forse la verità, come sempre, è che non so nulla. non capisco niente di niente, non mi conosco, non conosco le persone e le cose che mi stanno intorno. nel corso degli anni mi sono gradualmente distaccata talmente tanto dalla mia vita da non farne più parte, ed ora mi rendo conto di essere arrivata ad un punto critico in cui mi ritrovo incapace di concepire, reagire, semplicemente fare qualsiasi cosa riguardo al corso degli eventi.

se tempo fa, quando ho creato questo blog, pensavo di star vivendo la situazione più tragica della mia vita, gli ultimi mesi si sono crudelmente presi la briga di provare il contrario. grosso errore quello di aver evitato di scrivere per così tanto tempo (cosa che faccio sempre), perché ora logicamente mi ritrovo in uno stato di confusione e chissà che altro che non riesco a spiegarmi, vista la troppa fottuta confusione. se la situa era grave e critica prima, adesso non saprei neanche come descriverla.

in seguito alla scoperta e risoluzione della mia crisi esistenziale, stranamente avvenuta relativamente in fretta, anche se forse troppo tardi, la vita sembrava star prendendo la piega giusta, per la prima volta dopo numerosi anni. purtroppo, sono condannata ad un’esistenza piena di sofferenza, e la scomparsa di una crisi esistenziale è servita solo a farne comparire un’altra.

piccola precisazione: quando mi riferisco alla famosa crisi esistenziale, intendo il flop della mia presunta cotta, che alla fine si è rivelato essere un semplice errore di giudizio da parte di esterni – me compresa, in quanto, come menzionato sopra, non più in grado di intervenire attivamente nella mia stessa vita – e il quale mi ha svegliata facendomi tornare me stessa, permettendomi di ricominciare a vestirmi come me stessa, ascoltare la mia musica, tagliare i capelli come piacciono a me, e via così. difficile da credere, ma dopo la mia confessione di finto amore tutto ha iniziato a prendere senso. posso affermare con certezza che è finita bene: siamo grandi amici, riconosco di potermi fidare, e spero di decidermi a farlo in un futuro molto prossimo.

detto ciò, inserisco un salto temporale. siamo a fine dicembre, qualche giorno prima di natale. sono appena tornata a casa dopo la fine degli esami (i quali ho passato più che discretamente, grazie tante) e l’universo decide di sganciare la più potente bomba che io abbia mai avuto la sfortuna di vedere. con tutta la serenità di ‘sto mondo, vengo informata da mia madre di una notizia molto più che spiacevole, inconcepibile, inaspettata, sorprendentemente terribile e terrificante: il cancro al seno che le avevano presuntivamente curato si è diffuso nelle ossa, le rimangono pochi mesi di vita. ed è così che scopro che un piccolo, innocente errore è in grado di far crollare un intero mondo.

da persona immatura e incapace di gestire le proprie emozioni quale sono, la mia prima reazione è stata un’ingenua incredulità, seguita da una testarda negazione (supportata fortemente da alcool e droghe, perlomeno leggere).

solo qualche giorno fa sono giunta ad un’amara accettazione, quando, per la prima volta dopo due mesi passati a visitarla quasi ogni giorno in ospedale, ho visto mia madre in uno stato a dir poco pietoso.

il fatto è che ho passato così tanto tempo ad odiarla, soprattutto negli ultimi anni, che sono rimasta decisamente sorpresa nel sentire gli occhi pizzicarmi. forse per la prima volta, mi sono ritrovata triste al pensiero della sua imminente scomparsa – al pensiero di lei, persona presente nella mia vita fin dalla mia nascita, presto assente. sembrerò crudele e senza cuore, ma prima tiravo avanti con la consapevolezza che non mi sarebbe mancata particolarmente, in quanto non abbiamo mai avuto chissà quale grandioso rapporto madre-figlia. tuttavia, durante la sua permanenza in ospedale ciò è leggermente cambiato: ho iniziato a vederla con nuovi occhi, gli occhi di una persona affamata di ricordi positivi, e mi sono ritrovata sua complice, in quanto l’unica persona capace di simpatizzare con lei. se prima le mie lacrime erano causate da paura e ansia nei confronti di un futuro senza la maggior organizzatrice della mia vita, adesso mi ritrovo a versare anche lacrime a dir poco amare, dovute a tristezza e disperazione.

sono davvero disperata, e l’unica persona con cui vorrei parlarne, perché secondo me intelligente abbastanza per comprendere la mia situazione, in questo momento si trova molto, molto lontano, e temo che due settimane di attesa siano decisamente troppe (o forse no, alla fin fine chi sono io per commentare sulla vita?).

più ci penso e più sto male, giustamente; nonostante tutti i problemi che abbiamo avuto, nonostante le numerose esperienze negative e tutto il dolore che mi ha portato, rimane l’unica persona che mi ha sopportata per tutta la vita, che mi è stata vicino nei miei momenti peggiori – isteria, depressione non diagnosticata, ansia, e chi ne ha più ne metta. che sia chiara una cosa, però: io non do alcuna importanza ai legami di sangue, ma devo ammettere che convivere con una persona per 20 anni ti permette di conoscerla e imparare a gestirla per forza di cose, ed è ciò che succede con le famiglie. è ciò che è successo a me.

quando, a ottobre, stavo particolarmente male, sia fisicamente che psicologicamente, l’unica persona che è effettivamente riuscita a calmarmi e a farmi sentire meglio in diverse occasioni è stata mia madre. nonostante i suoi modi di fare poco ortodossi nel corso degli anni, mi ha aiutata più e più volte, e per questo ne sarò eternamente grata.

tuttavia, dal momento che, ovviamente, la mia situazione deve essere la peggiore possibile, e dunque mi ritrovo con un padre molto anziano, pieno di problemi e in uno stato di decadenza mentale e fisica, il pensiero di rimanere sola mi terrorizza. eppure, più ci penso e mi rendo conto di una triste cosa: la verità è che mi hanno lasciata sola tanto tempo fa.

non ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia decente o anche solo imperfetta ma buona, no, sono dovuta capitare nella famiglia più spastica di sempre. la mia crescita prematura è sicuramente dovuta a tale fattore, e la mia intelligenza pure, ma vorrei tanto che non fosse così. vorrei essere stupida, superficiale, incapace di vedere tutto ciò che sono sempre stata più che brava a notare. e vorrei parlarne con l’unica persona che ritengo brillante almeno quanto me, capace quindi di comprendere, e non solo di compatirmi. (e sì, parlo del protagonista del mio flop).

per ricapitolare: la situa è più critica che mai, sto lentamente impazzendo e non so cosa fare, vorrei parlare con qualcuno ma al momento non è possibile, e come se non bastasse non mi piace più quello che studio e non so se troverò un altro appartamento. la mia vita fa piuttosto schifo; perché dev’essere tutto così difficile?

sono molto, molto abbattuta e rassegnata, e vorrei tanto addormentarmi e non svegliarmi più (un po’ come la mia morente madre).

rassegnazione, forse

il fatto è che speravo di vederti lo scorso weekend. e quello prima. nonostante i mille problemi e il poco tempo a disposizione, mi ritrovo a pensare a te più spesso di quanto non vorrei e ciò mi turba

mi manchi e tento in tutti i modi di non pensarci troppo a lungo, perche altrimenti finisco per rovinarmi la giornata al pensiero di quanto sembra non interessarti della mia esistenza. mi domando seriamente come sia possibile che in così pochi mesi tu sia passato da puro interesse e piacevole curiosità a totale menefreghismo e crudele formalità.

è forse colpa mia? mi sono forse dimostrata troppo poco interessata, costringendoti a perdere le speranze e cessare i tentativi? oppure, in seguito a tutto il tempo passato insieme, ti sei arreso e hai accettato la mia maschera, iniziando a vedermi come una persona estremamente superficiale, stupida e passiva?

non lo so, davvero. non ne ho idea. tutto quello che so è che appena ho smesso di scriverti continuamente – tartassandoti di immagini e vignette stupide che magari neanche ti facevano ridere, video che probabilmente non ti sei mai preso la briga di guardare fino in fondo – ho smesso anche di sentirti. ciò mi rende molto triste, lo ammetto, e ogni volta che ci penso sento una sorta di fitta al cuore, perché nonostante non sia mai successo nulla di concreto per la prima volta nella mia vita mi sono illusa che magari sarebbe potuto… evidentemente mi sbagliavo.

tra pochi giorni è il tuo compleanno e non so davvero come comportarmi, perché da una parte non voglio mostrarti quanto mi hai ferita ma dall’altra ci sono rimasta troppo male per fare finta di nulla.

vorrei scriverti un messaggio di auguri lo stesso, giusto per buona educazione, giusto per farti vedere che io mi ricordo dei compleanni dei miei amici e che ci tengo. giuro che non sono mai stata questo tipo di persona, del mio compleanno me ne è sempre fregato poco, ma purtroppo tu hai stravolto la mia vita a tal punto da trasformarmi in qualcosa che non sono.

quindi, io ti scrivo un bel messaggio di auguri, con tante belle faccine che ti facciano pensare che sia un messaggio normale, che vada tutto bene, visto che il coraggio di dirti “auguri, stronzo che non si fa mai sentire né vedere” purtroppo non ce l’ho. poi tu mi rispondi ringraziandomi e io ti chiedo se questo weekend ci vediamo, e da qui si aprono due possibilità: la prima, forse la migliore, consiste in una risposta negativa, perché devi festeggiare con la famiglia – o altri amici più importanti di me – e poverino, non hai tempo; la seconda opzione, quella a parer mio peggiore, è un messaggio in cui dici che sì, possiamo vederci, e organizzi per sabato di andare al solito bar con la solita gente.

nel primo caso probabilmente piangerei, lo ammetto. nonostante tutta la merda che ultimamente ti sto buttando addosso, vorrei disperatamente vederti e passare del tempo con te, perché nonostante io tenti di non pensarci la verità è che mi manchi davvero tanto, da impazzire oserei dire, e ogni mancata occasione mi uccide piano piano.

se invece mi sorprendessi organizzando di uscire probabilmente andrei nel panico. cosa vestire? vestiti normali o qualcosa di più carino, per provare a impressionarti? cosa dirti? un semplice augurio o una scherzosa ramanzina, giusto per darti qualche indizio dei miei sentimenti? quando arrivare? puntuale come uno svizzero o in elegante ritardo, nel tentativo di farmi desiderare? non so neanche se dovrei abbracciarti o meno, dal momento che sono sempre io a lanciarmi tra le tue braccia e ultimamente non sembra che tu ci tenga particolarmente a me.

la situazione è grave, ma una cosa è certa: in un modo o nell’altro mi deluderai per l’ennesima volta, visto che ultimamente è ciò che sai fare meglio. e non penso di essere psicologicamente pronta, ma d’altronde, lo sarò mai?

l’ennesima sconfitta

e anche questa volta non ci vedremo (nonostante io continui a nutrire una certa speranza per domani pomeriggio, ma mi preparo già al peggio perché ti conosco, e non organizzerai nulla, come tuo solito).

e mi ritrovo di nuovo con le lacrime a rigarmi le guance a causa dell’odio crescente nei confronti di me stessa. se solo avessi trovato il coraggio di scrivere prima nel gruppo! e invece no, sono una codarda, orgogliosa, procrastinatrice, e come sempre ho preferito prendere il mio tempo: sono andata a fare una lunga doccia e a meditare su possibili modi per invitarti al bar stasera, e ovviamente ho perso l’occasione.

il fatto è che alla fin fine non ho neanche il diritto di lamentarmi, perché sei via tutta la settimana e il sabato sera è l’unica possibilità che hai per vedere i tuoi amici, e chiaramente io non faccio più parte di quell’élite (spero si noti quanto quelle parole siano imbevute di sarcasmo e amarezza) dal momento che non hai neanche pensato di invitarmi da qualche parte, visto che hai detto di aver organizzato all’ultimo…

non riesco esattamente a capire cosa ti abbia fatto cambiare idea su di me. fino a poco tempo fa sembravi interessato, era evidente a tutti, persino a me, e poi all’improvviso sembra che tu ti sia reso conto di quanto io non ne valga la pena. tale pensiero fa male, non lo posso negare, ma non posso mentire e dire che non me lo sarei mai aspettata, perché è una paura che mi perseguita dal primo istante in cui ho realizzato che mi piaci. e cazzo se mi piaci, e sì, sono decisamente fottuta, perché i miei sentimenti non sembrano affievolirsi, anzi, sembra che la tua tattica – inconscia o no che sia – del “mi faccio desiderare” stia funzionando, perché meno ti sento e vedo, più mi manchi e vorrei abbracciarti.

e forse una mia amica ha ragione, dovrei smettere di perdere tempo e dirtelo, e poi come vada, vada; ma non mi è possibile per due semplici motivi. il primo, ovvio, tangibile motivo è il seguente: non ci vediamo da settimane, non ci parliamo da soli da anche più tempo, come potrei dunque confessare il mio amore? il secondo motivo è sempre lo stesso, ovvero: sono una codarda, quando mi si presenta l’occasione la perdo, perché penso troppo e faccio troppo poco.

insomma, la solfa è sempre questa: sono destinata a soffrire in silenzio, e grazie tante. avrei mille altri problemi a cui pensare – l’appartamento, il mio ginocchio, i miei genitori, il mio futuro percorso di studio – eppure tu, il problema più futile, sei tutto ciò a cui riesco a pensare. ripeto, sono fottuta.

e nonostante io ne abbia voglia, non ho più lo sbatti di scrivere, visto che mi ritrovo a ripetere sempre le stesse cose. come avevo previsto, hai trasformato la mia vita in un inferno anche peggiore di quanto già non fosse in precedenza, e non mi resta altro da fare che fingere che vada tutto bene, che sia tutto uguale a prima, nonostante tu mi abbia fatto assaggiare il paradiso chiudendomi poi il portone in faccia. e sì, sono pure diventata pessima, cazzo.

vorrei eppure niente

vorrei avere la possibilità di parlarti, in privato, faccia a faccia.

vorrei aprirmi con te, come non ho mai fatto con nessuno prima d’ora. mi ispiri così tanta fiducia; sin dall’inizio ho visto in te del potenziale, ho visto in te un futuro migliore per me. è un pensiero molto egoista, il fatto che tu mi piaccia principalmente perché ti ritengo “utile”, lo ammetto per la prima volta anche a me stessa, eppure è la verità. non mi sembra di dovermi sentire particolarmente in colpa per un tale pensiero, anche perché ciò non sminuisce i miei sentimenti e certamente non li rende meno sinceri.

il fatto è che la mia vita fa schifo e nessuno lo sa, perché non parlo dei miei problemi con nessuno. vorrei poter dare la colpa a qualche trauma infantile o adolescenziale, ma la verità è che sono sempre stata una persona problematica, ben prima di iniziare ad identificarmi come misantropa qualche annetto fa.

fino a non molto tempo fa, ti ritenevo uno dei miei pensieri preferiti. spesso mi ritrovavo sorridente perché persa in un mondo costituito principalmente da te, dal tuo viso ai tuoi vestiti più improbabili, dalle tue battute intelligenti ai commenti più provocatori, da ricordi di momenti vissuti insieme a sogni ad occhi aperti. purtroppo, essendo una grandissima codarda, orgogliosa e insicura allo stesso tempo, non ho combinato un bel niente di niente con il materiale che tu mi hai gentilmente offerto – e non posso assolutamente negare questa parte, perché tu sei stato decisamente abbastanza chiaro sin dall’inizio, e io troppo ingenua, inetta, incapace.

ora mi ritrovo a pensarti con un sottofondo di malinconia, rabbia, confusione, e chi ne ha più ne metta. mi ritrovo a non sentirti per settimane, non vederti se non per pochi minuti, insoddisfatta e frustrata da quanto mi manchi.

vorrei solamente trovare il coraggio di invitarti ad uscire, solo io te, in qualche luogo appartato, faccia a faccia, in modo da parlarti veramente. ah, le cose che vorrei dirti.

se ne fossi capace inizierei dicendoti che mi piaci, tanto, forse anche troppo per essere la mia prima cotta, e che questa consapevolezza mi terrorizza e mi elettrizza allo stesso tempo. ti direi che sono un disastro, nonostante tu abbia probabilmente già avuto la possibilità di constatarlo da solo, ma che ciò non significa che io non abbia alcuna speranza o voglia di migliorare. se solo fossi in grado di mettere da parte l’orgoglio e la vergogna che provo da tutta la vita ti confesserei la mia situazione, e sarebbe così terapeutico; ti racconterei che la mia situazione familiare fa davvero schifo e che ciò, crescendo, mi ha lentamente rovinata, fino a farmi arrivare a toccare il fondo, qualche anno fa (quando ho bocciato, chissà per quale caso). mi piacerebbe davvero tanto spiegarti il perché del mio estremo menefreghismo, dal momento che il mio essere troppo passiva sembra non piacerti – giustamente. vorrei tanto dirti che sto vivendo un periodo davvero di merda, tra l’università che non è ciò che voglio, la mia famiglia che mi pesa sulle spalle, le amicizie che mi sembra di star perdendo, i pensieri relativi ai miei nuovi sentimenti…

vorrei, vorrei, vorrei, come sempre. eppure non faccio mai.

tuttavia so che se anche facessi qualcosa, sarebbe inutile. non mi cerchi, perciò è chiaro che non mi vuoi vedere quanto lo voglio io, e io rimango lo stesso come una stupida ad aspettare di leggere il tuo nome sul mio schermo, per rimanere delusa ogni volta che lo leggo di fianco al nome del gruppo di cui facciamo entrambi parte. inizio lentamente a perdere le speranze, lo ammetto, ma è una consapevolezza amara e dolorosa, che mi fa piangere e venire voglia di urlare, perché seriamente, proprio a me?!

tra stanchezza e disperazione

voglio disperatamente fare qualcosa. non ne posso più di questa situazione del cazzo, tu che non ti fai sentire per settimane e poi spunti fuori all’improvviso cercandomi alle feste, scrivendomi all’ultimo per uscire e invitando anche un’altra ragazza (iniziano a venirmi dubbi seri, non so se capisci cosa mi stai facendo).

oggi in teoria ci dovremmo vedere, ma dal momento che ieri sera siamo usciti all’ultimo ho paura che ciò non accadrà… da una parte provo una sensazione di sollievo, perché ogni volta che siamo soli l’atmosfera è strana, ci sono silenzi imbarazzanti che poi tu riesci a riempire parlando di cose che non mi interessano particolarmente… ma io ti ascolto lo stesso. comunque sia, spero di non essere l’unica ad aver notato questo disagio, anche perché mi sembra davvero che anche tu sia leggermente in imbarazzo quando siamo soli. ci cerchiamo, ma poi quando ci troviamo non sappiamo bene cosa fare o dire. immagino sia un segno dei nostri sentimenti, ma i dubbi persistono.

sia ieri che l’altra sera hai invitato anche quella ragazza, e già qualche mese fa mi era sorto qualche dubbio sulla natura del vostro rapporto. mi hai parlato non troppo bene di lei diverse volte, e lei pure, ma questo non esclude la possibilità che tra di voi ci sia qualcosa. e se ci fosse io lo capirei anche, perché in tutta sincerità se a me piacessero le persone avrei una cotta colossale per lei, perché nonostante alcuni piccoli difetti, tuttavia tollerabili, è una bravissima persona, intelligente, umile e generosa.

giuro che non ne posso più di tutti questi segnali contrastanti. prima cerchi disperatamente – e pateticamente, aggiungerei – di mantenere viva la conversazione, poi non mi scrivi per settimane; prima mi cerchi ad una festa, chiedendo persino ad una mia mica dove mi trovo, poi mi rispondi con una semplice faccina quando ti scrivo che rischiamo di non vederci più; prima mi abbracci dicendo che non ci vediamo da settimane, poi decidi di punto in bianco di andartene.

io sto impazzendo. non sopporto più il fatto che il mio umore sia così influenzabile da te, lo trovo davvero struggente e sfiancante. come avevo predetto mesi fa, la mia estate è stata una continua attesa e alternanti momenti di gioia e di tristezza, tutto in base a quando siamo riusciti a vederci, quando ci siamo sentiti, eccetera. una vita molto limitata, insomma.

per la prima volta dopo tanto tempo mi sono svegliata relativamente presto – qualsiasi orario precedente alle 9 durante l’estate per me è improponibile – e il mio cervello ha tentato di partorire potenziali confessioni d’amore in caso tu decida comunque di vederci oggi, dal momento che penso di aver esaurito la pazienza e ho intenzione di parlarti per disperazione.

le varie possibilità – che ho adattato al mio carattere, e al modo in cui parlo di solito, soprattutto con te – sono le seguenti:

  • il fatto è che mi piaci già da qualche mese e ultimamente non ti sopporto più perché non ti fai sentire e non capisco se ci sia qualcosa tra di noi o se sia io a flascare
    diretto e coinciso, tuttavia non avrei il diritto di prendermela per la mancanza di messaggi visto che nemmeno io gli ho scritto nelle ultime settimane… la coerenza è importante, purtroppo.
  • fammi fare la seria per due sec. diciamo che mi piaciucchi. cioè mi piaci. a me sembra piuttosto di tollerarti ma c’è chi dice che mi piaci tanto e dal momento che ne sanno più di me mi fido. in ogni caso volevo dirtelo perché una mia amica mi ha convinta dicendo che è meglio non aspettare troppo, e mi sembra di aver aspettato già a sufficienza, e sinceramente mi sono anche rotta le palle di questa situa
    in questo caso punterei sulla sincerità e su una (chiaramente) finta spontaneità, ma forse si tratterebbe di un discorso troppo lungo…
  • che palle coso mi sono rotta il cazzo di questa storia. mi piaci, quindi fai qualcosa plisu
    suona tanto di disperazione, ma mi sembra adatto alla situazione.
  • sei la prima persona che mi sia mai piaciuta e non so davvero come gestire questa cosa. non so nemmeno cosa voglio, perché in genere le relazioni non mi ispirano particolarmente ma il pensiero di te sì, quindi boh vedi tu
    queste parole sarebbero fin troppo sincere per i miei standard…
  • ti devo dire una cosuccia. diciamo che le persone in genere non mi piacciono ma tu sì e sinceramente non so cosa farmene di sta cosa
    devo dire che è da tempo che queste parole occupano i miei pensieri, perciò potrebbe essere la confessione più adatta e sincera.
  • okay è arrivato il momento di dirtelo. mi piaci. te l’avrei dovuto dire mesi fa ma non avevo il coraggio e ora mi sono rotta il cazzo di questa storia quindi ecco, ti prego dì qualcosa
    stanca, disperata e irritata; troppo aggressivo, forse?

sono troppo indecisa, ecco la verità. ti ho appena scritto per rinnovare l’invito di oggi, dal momento che temevo non mi avresti scritto del tutto, e come sempre il tuo silenzio mi uccide. l’ansia e l’anticipazione mi mangiano viva; vorrei solo non essere così vulnerabile quando si tratta di te.

vorrei vederti anche oggi, se possibile. sarebbe carino. e sarebbe anche più tattico se riuscissi finalmente a trovare il coraggio di parlarti. sarebbe così semplice, tutto sommato: le uniche parole che contano sono due, “mi piaci”, il resto vale come futile decorazione e non sono mai stata chissà quale artista o designer.


scrivo queste parole qualche ora dopo, con il tuo messaggio che ancora si illumina sullo schermo, perché non mi va di aprirlo e risponderti e allo stesso tempo il pensiero di tu che mi scrivi mi fa stare meglio; non ci vedremo oggi, ma forse sabato prossimo sì, e purtroppo questo basta ad alimentare le mie speranze. mi da fastidio che tu non veda ciò che mi stai facendo, ma in fin dei conti è colpa mia, non avendo ancora trovato il coraggio di dirtelo. vorrei, vorrei, vorrei, eppure.

il fatto è che mi manchi già, o meglio, continui a mancarmi, sempre di più, e la situazione non cambierà finché non ci troveremo veramente – se mai accadrà.

tra malinconia e irritazione

sento il costante bisogno di scrivere e voglio sfruttarlo parlando di te, visto che negli ultimi mesi è diventato il mio passatempo preferito. tuttavia, mi rendo conto di star diventando estremamente ripetitiva, dal momento che non succede mai niente di nuovo e quelle poche, piccole cose che succedono non sono così eclatanti da meritare un intero post sul mio blog – il quale, tra l’altro, è la prova di ciò che ho affermato sopra: parlo e scrivo solo di te, e lo faccio così spesso che se fosse possibile a ‘sto punto dovrei iniziare ad annoiare persino me.

stanotte ti ho sognato, infatti mi sono svegliata pensando a te. ho subito acceso il telefono e ho dato un’occhiata alle notifiche, sperando di leggere il tuo nome sullo schermo, proprio come è successo nel sogno. nessun messaggio da parte tua, come negli ultimi giorni. purtroppo, la realtà è una delusione continua, e vorrei che fosse possibile vivere nel mondo dei sogni; sarei disposta a convivere con i miei mille incubi se ciò volesse dire avere la consapevolezza di vederti, ogni tanto.

mi manchi e non ho alcun diritto di prendermela per il tuo silenzio radio, perché sì, ogni tanto ci scriviamo e possiamo definirci amici, ma la triste realtà dei fatti è che non siamo per nulla intimi, o comunque è più un work in progress. mi sembra importante far notare che nonostante tutto hai mostrato di essere interessato alla potenziale costruzione di un rapporto più profondo: mi hai domandato se mi fido di te, visto che qualche mese fa ti avevo detto che ti avrei tenuto d’occhio, e poi mi hai chiesto di raccontarti qualcosa. era l’occasione perfetta per stabilire un rapporto significativo tra di noi, infatti la mia intenzione era quella di raccontarti un segreto, qualcosa di rilevante, ma purtroppo ho panicato e non sono riuscita a fare nulla di produttivo.

sto vivendo queste giornate estive in uno stato di perenne confusione e leggera amarezza. i miei pensieri sono tormentati da diverse domande. perché non mi scrivi? perché non hai risposto, quando ti ho detto che mi saresti mancato? perché mi domandi se mi fido di te il giorno dopo l’uscita del video del tuo rapper preferito che ha a che fare con la lealtà e la fiducia? perché mi hai chiesto quale serie stessi guardando nonostante la conversazione fosse già morta?

più il tempo passa, più mi confondi. inizio a non sopportarti davvero più, lo ammetto. non è il massimo svegliarmi pensando a te, accendere il telefono con la speranza di ricevere un tuo messaggio e poi passare la giornata col muso senza mai leggere il tuo nome sullo schermo.

sei assurdo, proprio non ti capisco: prima sembri interessato, fai qualche passo in avanti, e poi ti ritiri brutalmente e smetti di farti sentire per giorni o settimane. mi riesce davvero difficile immaginare che sia perché speri che sia io a scriverti, anche perché sono quasi sempre io a farlo, suvvia!, quindi non riesco a spiegarmi questo tuo strano comportamento e ciò mi rende molto frustrata.

il fatto è che vorrei invitarti ad una festa, ma non voglio essere io ad iniziare la conversazione per l’ennesima volta. è quasi passata una settimana dall’ultima volta che ci siamo sentiti e sto aspettando un tuo messaggio, così da usarlo come pretesto per poi invitarti alla festa di sabato sera. il fatto è che è probabile che tu abbia già organizzato qualcosa per il weekend, visto che è già giovedì, ma non voglio mettere da parte il mio orgoglio per poi scoprire che hai già qualcosa da fare. se mi scrivi ti invito, altrimenti non ho intenzione di impegnarmi troppo per averti lì.

eppure non sai quanto vorrei scriverti e pregarti di venire. la tua presenza renderebbe la festa molto più divertente e interessante, non posso negarlo, ma so già che non verrai: non farò in tempo ad invitarti perché non mi scriverai, e mi ritroverò a pensare a te tutta la sera, con la speranza di vederti il giorno dopo e la consapevolezza che nemmeno quello accadrà.

è una vita di attese la mia, come ho già scritto. è una vita del cazzo, questa è la verità. e io sono stanca di aspettare, stanca di sperare a vuoto. tutti questi sentimenti mi stanno uccidendo lentamente e non so più che fare al riguardo.