rassegnazione, forse

il fatto è che speravo di vederti lo scorso weekend. e quello prima. nonostante i mille problemi e il poco tempo a disposizione, mi ritrovo a pensare a te più spesso di quanto non vorrei e ciò mi turba

mi manchi e tento in tutti i modi di non pensarci troppo a lungo, perche altrimenti finisco per rovinarmi la giornata al pensiero di quanto sembra non interessarti della mia esistenza. mi domando seriamente come sia possibile che in così pochi mesi tu sia passato da puro interesse e piacevole curiosità a totale menefreghismo e crudele formalità.

è forse colpa mia? mi sono forse dimostrata troppo poco interessata, costringendoti a perdere le speranze e cessare i tentativi? oppure, in seguito a tutto il tempo passato insieme, ti sei arreso e hai accettato la mia maschera, iniziando a vedermi come una persona estremamente superficiale, stupida e passiva?

non lo so, davvero. non ne ho idea. tutto quello che so è che appena ho smesso di scriverti continuamente – tartassandoti di immagini e vignette stupide che magari neanche ti facevano ridere, video che probabilmente non ti sei mai preso la briga di guardare fino in fondo – ho smesso anche di sentirti. ciò mi rende molto triste, lo ammetto, e ogni volta che ci penso sento una sorta di fitta al cuore, perché nonostante non sia mai successo nulla di concreto per la prima volta nella mia vita mi sono illusa che magari sarebbe potuto… evidentemente mi sbagliavo.

tra pochi giorni è il tuo compleanno e non so davvero come comportarmi, perché da una parte non voglio mostrarti quanto mi hai ferita ma dall’altra ci sono rimasta troppo male per fare finta di nulla.

vorrei scriverti un messaggio di auguri lo stesso, giusto per buona educazione, giusto per farti vedere che io mi ricordo dei compleanni dei miei amici e che ci tengo. giuro che non sono mai stata questo tipo di persona, del mio compleanno me ne è sempre fregato poco, ma purtroppo tu hai stravolto la mia vita a tal punto da trasformarmi in qualcosa che non sono.

quindi, io ti scrivo un bel messaggio di auguri, con tante belle faccine che ti facciano pensare che sia un messaggio normale, che vada tutto bene, visto che il coraggio di dirti “auguri, stronzo che non si fa mai sentire né vedere” purtroppo non ce l’ho. poi tu mi rispondi ringraziandomi e io ti chiedo se questo weekend ci vediamo, e da qui si aprono due possibilità: la prima, forse la migliore, consiste in una risposta negativa, perché devi festeggiare con la famiglia – o altri amici più importanti di me – e poverino, non hai tempo; la seconda opzione, quella a parer mio peggiore, è un messaggio in cui dici che sì, possiamo vederci, e organizzi per sabato di andare al solito bar con la solita gente.

nel primo caso probabilmente piangerei, lo ammetto. nonostante tutta la merda che ultimamente ti sto buttando addosso, vorrei disperatamente vederti e passare del tempo con te, perché nonostante io tenti di non pensarci la verità è che mi manchi davvero tanto, da impazzire oserei dire, e ogni mancata occasione mi uccide piano piano.

se invece mi sorprendessi organizzando di uscire probabilmente andrei nel panico. cosa vestire? vestiti normali o qualcosa di più carino, per provare a impressionarti? cosa dirti? un semplice augurio o una scherzosa ramanzina, giusto per darti qualche indizio dei miei sentimenti? quando arrivare? puntuale come uno svizzero o in elegante ritardo, nel tentativo di farmi desiderare? non so neanche se dovrei abbracciarti o meno, dal momento che sono sempre io a lanciarmi tra le tue braccia e ultimamente non sembra che tu ci tenga particolarmente a me.

la situazione è grave, ma una cosa è certa: in un modo o nell’altro mi deluderai per l’ennesima volta, visto che ultimamente è ciò che sai fare meglio. e non penso di essere psicologicamente pronta, ma d’altronde, lo sarò mai?

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l’ennesima sconfitta

e anche questa volta non ci vedremo (nonostante io continui a nutrire una certa speranza per domani pomeriggio, ma mi preparo già al peggio perché ti conosco, e non organizzerai nulla, come tuo solito).

e mi ritrovo di nuovo con le lacrime a rigarmi le guance a causa dell’odio crescente nei confronti di me stessa. se solo avessi trovato il coraggio di scrivere prima nel gruppo! e invece no, sono una codarda, orgogliosa, procrastinatrice, e come sempre ho preferito prendere il mio tempo: sono andata a fare una lunga doccia e a meditare su possibili modi per invitarti al bar stasera, e ovviamente ho perso l’occasione.

il fatto è che alla fin fine non ho neanche il diritto di lamentarmi, perché sei via tutta la settimana e il sabato sera è l’unica possibilità che hai per vedere i tuoi amici, e chiaramente io non faccio più parte di quell’élite (spero si noti quanto quelle parole siano imbevute di sarcasmo e amarezza) dal momento che non hai neanche pensato di invitarmi da qualche parte, visto che hai detto di aver organizzato all’ultimo…

non riesco esattamente a capire cosa ti abbia fatto cambiare idea su di me. fino a poco tempo fa sembravi interessato, era evidente a tutti, persino a me, e poi all’improvviso sembra che tu ti sia reso conto di quanto io non ne valga la pena. tale pensiero fa male, non lo posso negare, ma non posso mentire e dire che non me lo sarei mai aspettata, perché è una paura che mi perseguita dal primo istante in cui ho realizzato che mi piaci. e cazzo se mi piaci, e sì, sono decisamente fottuta, perché i miei sentimenti non sembrano affievolirsi, anzi, sembra che la tua tattica – inconscia o no che sia – del “mi faccio desiderare” stia funzionando, perché meno ti sento e vedo, più mi manchi e vorrei abbracciarti.

e forse una mia amica ha ragione, dovrei smettere di perdere tempo e dirtelo, e poi come vada, vada; ma non mi è possibile per due semplici motivi. il primo, ovvio, tangibile motivo è il seguente: non ci vediamo da settimane, non ci parliamo da soli da anche più tempo, come potrei dunque confessare il mio amore? il secondo motivo è sempre lo stesso, ovvero: sono una codarda, quando mi si presenta l’occasione la perdo, perché penso troppo e faccio troppo poco.

insomma, la solfa è sempre questa: sono destinata a soffrire in silenzio, e grazie tante. avrei mille altri problemi a cui pensare – l’appartamento, il mio ginocchio, i miei genitori, il mio futuro percorso di studio – eppure tu, il problema più futile, sei tutto ciò a cui riesco a pensare. ripeto, sono fottuta.

e nonostante io ne abbia voglia, non ho più lo sbatti di scrivere, visto che mi ritrovo a ripetere sempre le stesse cose. come avevo previsto, hai trasformato la mia vita in un inferno anche peggiore di quanto già non fosse in precedenza, e non mi resta altro da fare che fingere che vada tutto bene, che sia tutto uguale a prima, nonostante tu mi abbia fatto assaggiare il paradiso chiudendomi poi il portone in faccia. e sì, sono pure diventata pessima, cazzo.

vorrei eppure niente

vorrei avere la possibilità di parlarti, in privato, faccia a faccia.

vorrei aprirmi con te, come non ho mai fatto con nessuno prima d’ora. mi ispiri così tanta fiducia; sin dall’inizio ho visto in te del potenziale, ho visto in te un futuro migliore per me. è un pensiero molto egoista, il fatto che tu mi piaccia principalmente perché ti ritengo “utile”, lo ammetto per la prima volta anche a me stessa, eppure è la verità. non mi sembra di dovermi sentire particolarmente in colpa per un tale pensiero, anche perché ciò non sminuisce i miei sentimenti e certamente non li rende meno sinceri.

il fatto è che la mia vita fa schifo e nessuno lo sa, perché non parlo dei miei problemi con nessuno. vorrei poter dare la colpa a qualche trauma infantile o adolescenziale, ma la verità è che sono sempre stata una persona problematica, ben prima di iniziare ad identificarmi come misantropa qualche annetto fa.

fino a non molto tempo fa, ti ritenevo uno dei miei pensieri preferiti. spesso mi ritrovavo sorridente perché persa in un mondo costituito principalmente da te, dal tuo viso ai tuoi vestiti più improbabili, dalle tue battute intelligenti ai commenti più provocatori, da ricordi di momenti vissuti insieme a sogni ad occhi aperti. purtroppo, essendo una grandissima codarda, orgogliosa e insicura allo stesso tempo, non ho combinato un bel niente di niente con il materiale che tu mi hai gentilmente offerto – e non posso assolutamente negare questa parte, perché tu sei stato decisamente abbastanza chiaro sin dall’inizio, e io troppo ingenua, inetta, incapace.

ora mi ritrovo a pensarti con un sottofondo di malinconia, rabbia, confusione, e chi ne ha più ne metta. mi ritrovo a non sentirti per settimane, non vederti se non per pochi minuti, insoddisfatta e frustrata da quanto mi manchi.

vorrei solamente trovare il coraggio di invitarti ad uscire, solo io te, in qualche luogo appartato, faccia a faccia, in modo da parlarti veramente. ah, le cose che vorrei dirti.

se ne fossi capace inizierei dicendoti che mi piaci, tanto, forse anche troppo per essere la mia prima cotta, e che questa consapevolezza mi terrorizza e mi elettrizza allo stesso tempo. ti direi che sono un disastro, nonostante tu abbia probabilmente già avuto la possibilità di constatarlo da solo, ma che ciò non significa che io non abbia alcuna speranza o voglia di migliorare. se solo fossi in grado di mettere da parte l’orgoglio e la vergogna che provo da tutta la vita ti confesserei la mia situazione, e sarebbe così terapeutico; ti racconterei che la mia situazione familiare fa davvero schifo e che ciò, crescendo, mi ha lentamente rovinata, fino a farmi arrivare a toccare il fondo, qualche anno fa (quando ho bocciato, chissà per quale caso). mi piacerebbe davvero tanto spiegarti il perché del mio estremo menefreghismo, dal momento che il mio essere troppo passiva sembra non piacerti – giustamente. vorrei tanto dirti che sto vivendo un periodo davvero di merda, tra l’università che non è ciò che voglio, la mia famiglia che mi pesa sulle spalle, le amicizie che mi sembra di star perdendo, i pensieri relativi ai miei nuovi sentimenti…

vorrei, vorrei, vorrei, come sempre. eppure non faccio mai.

tuttavia so che se anche facessi qualcosa, sarebbe inutile. non mi cerchi, perciò è chiaro che non mi vuoi vedere quanto lo voglio io, e io rimango lo stesso come una stupida ad aspettare di leggere il tuo nome sul mio schermo, per rimanere delusa ogni volta che lo leggo di fianco al nome del gruppo di cui facciamo entrambi parte. inizio lentamente a perdere le speranze, lo ammetto, ma è una consapevolezza amara e dolorosa, che mi fa piangere e venire voglia di urlare, perché seriamente, proprio a me?!

tra stanchezza e disperazione

voglio disperatamente fare qualcosa. non ne posso più di questa situazione del cazzo, tu che non ti fai sentire per settimane e poi spunti fuori all’improvviso cercandomi alle feste, scrivendomi all’ultimo per uscire e invitando anche un’altra ragazza (iniziano a venirmi dubbi seri, non so se capisci cosa mi stai facendo).

oggi in teoria ci dovremmo vedere, ma dal momento che ieri sera siamo usciti all’ultimo ho paura che ciò non accadrà… da una parte provo una sensazione di sollievo, perché ogni volta che siamo soli l’atmosfera è strana, ci sono silenzi imbarazzanti che poi tu riesci a riempire parlando di cose che non mi interessano particolarmente… ma io ti ascolto lo stesso. comunque sia, spero di non essere l’unica ad aver notato questo disagio, anche perché mi sembra davvero che anche tu sia leggermente in imbarazzo quando siamo soli. ci cerchiamo, ma poi quando ci troviamo non sappiamo bene cosa fare o dire. immagino sia un segno dei nostri sentimenti, ma i dubbi persistono.

sia ieri che l’altra sera hai invitato anche quella ragazza, e già qualche mese fa mi era sorto qualche dubbio sulla natura del vostro rapporto. mi hai parlato non troppo bene di lei diverse volte, e lei pure, ma questo non esclude la possibilità che tra di voi ci sia qualcosa. e se ci fosse io lo capirei anche, perché in tutta sincerità se a me piacessero le persone avrei una cotta colossale per lei, perché nonostante alcuni piccoli difetti, tuttavia tollerabili, è una bravissima persona, intelligente, umile e generosa.

giuro che non ne posso più di tutti questi segnali contrastanti. prima cerchi disperatamente – e pateticamente, aggiungerei – di mantenere viva la conversazione, poi non mi scrivi per settimane; prima mi cerchi ad una festa, chiedendo persino ad una mia mica dove mi trovo, poi mi rispondi con una semplice faccina quando ti scrivo che rischiamo di non vederci più; prima mi abbracci dicendo che non ci vediamo da settimane, poi decidi di punto in bianco di andartene.

io sto impazzendo. non sopporto più il fatto che il mio umore sia così influenzabile da te, lo trovo davvero struggente e sfiancante. come avevo predetto mesi fa, la mia estate è stata una continua attesa e alternanti momenti di gioia e di tristezza, tutto in base a quando siamo riusciti a vederci, quando ci siamo sentiti, eccetera. una vita molto limitata, insomma.

per la prima volta dopo tanto tempo mi sono svegliata relativamente presto – qualsiasi orario precedente alle 9 durante l’estate per me è improponibile – e il mio cervello ha tentato di partorire potenziali confessioni d’amore in caso tu decida comunque di vederci oggi, dal momento che penso di aver esaurito la pazienza e ho intenzione di parlarti per disperazione.

le varie possibilità – che ho adattato al mio carattere, e al modo in cui parlo di solito, soprattutto con te – sono le seguenti:

  • il fatto è che mi piaci già da qualche mese e ultimamente non ti sopporto più perché non ti fai sentire e non capisco se ci sia qualcosa tra di noi o se sia io a flascare
    diretto e coinciso, tuttavia non avrei il diritto di prendermela per la mancanza di messaggi visto che nemmeno io gli ho scritto nelle ultime settimane… la coerenza è importante, purtroppo.
  • fammi fare la seria per due sec. diciamo che mi piaciucchi. cioè mi piaci. a me sembra piuttosto di tollerarti ma c’è chi dice che mi piaci tanto e dal momento che ne sanno più di me mi fido. in ogni caso volevo dirtelo perché una mia amica mi ha convinta dicendo che è meglio non aspettare troppo, e mi sembra di aver aspettato già a sufficienza, e sinceramente mi sono anche rotta le palle di questa situa
    in questo caso punterei sulla sincerità e su una (chiaramente) finta spontaneità, ma forse si tratterebbe di un discorso troppo lungo…
  • che palle coso mi sono rotta il cazzo di questa storia. mi piaci, quindi fai qualcosa plisu
    suona tanto di disperazione, ma mi sembra adatto alla situazione.
  • sei la prima persona che mi sia mai piaciuta e non so davvero come gestire questa cosa. non so nemmeno cosa voglio, perché in genere le relazioni non mi ispirano particolarmente ma il pensiero di te sì, quindi boh vedi tu
    queste parole sarebbero fin troppo sincere per i miei standard…
  • ti devo dire una cosuccia. diciamo che le persone in genere non mi piacciono ma tu sì e sinceramente non so cosa farmene di sta cosa
    devo dire che è da tempo che queste parole occupano i miei pensieri, perciò potrebbe essere la confessione più adatta e sincera.
  • okay è arrivato il momento di dirtelo. mi piaci. te l’avrei dovuto dire mesi fa ma non avevo il coraggio e ora mi sono rotta il cazzo di questa storia quindi ecco, ti prego dì qualcosa
    stanca, disperata e irritata; troppo aggressivo, forse?

sono troppo indecisa, ecco la verità. ti ho appena scritto per rinnovare l’invito di oggi, dal momento che temevo non mi avresti scritto del tutto, e come sempre il tuo silenzio mi uccide. l’ansia e l’anticipazione mi mangiano viva; vorrei solo non essere così vulnerabile quando si tratta di te.

vorrei vederti anche oggi, se possibile. sarebbe carino. e sarebbe anche più tattico se riuscissi finalmente a trovare il coraggio di parlarti. sarebbe così semplice, tutto sommato: le uniche parole che contano sono due, “mi piaci”, il resto vale come futile decorazione e non sono mai stata chissà quale artista o designer.


scrivo queste parole qualche ora dopo, con il tuo messaggio che ancora si illumina sullo schermo, perché non mi va di aprirlo e risponderti e allo stesso tempo il pensiero di tu che mi scrivi mi fa stare meglio; non ci vedremo oggi, ma forse sabato prossimo sì, e purtroppo questo basta ad alimentare le mie speranze. mi da fastidio che tu non veda ciò che mi stai facendo, ma in fin dei conti è colpa mia, non avendo ancora trovato il coraggio di dirtelo. vorrei, vorrei, vorrei, eppure.

il fatto è che mi manchi già, o meglio, continui a mancarmi, sempre di più, e la situazione non cambierà finché non ci troveremo veramente – se mai accadrà.

tra malinconia e irritazione

sento il costante bisogno di scrivere e voglio sfruttarlo parlando di te, visto che negli ultimi mesi è diventato il mio passatempo preferito. tuttavia, mi rendo conto di star diventando estremamente ripetitiva, dal momento che non succede mai niente di nuovo e quelle poche, piccole cose che succedono non sono così eclatanti da meritare un intero post sul mio blog – il quale, tra l’altro, è la prova di ciò che ho affermato sopra: parlo e scrivo solo di te, e lo faccio così spesso che se fosse possibile a ‘sto punto dovrei iniziare ad annoiare persino me.

stanotte ti ho sognato, infatti mi sono svegliata pensando a te. ho subito acceso il telefono e ho dato un’occhiata alle notifiche, sperando di leggere il tuo nome sullo schermo, proprio come è successo nel sogno. nessun messaggio da parte tua, come negli ultimi giorni. purtroppo, la realtà è una delusione continua, e vorrei che fosse possibile vivere nel mondo dei sogni; sarei disposta a convivere con i miei mille incubi se ciò volesse dire avere la consapevolezza di vederti, ogni tanto.

mi manchi e non ho alcun diritto di prendermela per il tuo silenzio radio, perché sì, ogni tanto ci scriviamo e possiamo definirci amici, ma la triste realtà dei fatti è che non siamo per nulla intimi, o comunque è più un work in progress. mi sembra importante far notare che nonostante tutto hai mostrato di essere interessato alla potenziale costruzione di un rapporto più profondo: mi hai domandato se mi fido di te, visto che qualche mese fa ti avevo detto che ti avrei tenuto d’occhio, e poi mi hai chiesto di raccontarti qualcosa. era l’occasione perfetta per stabilire un rapporto significativo tra di noi, infatti la mia intenzione era quella di raccontarti un segreto, qualcosa di rilevante, ma purtroppo ho panicato e non sono riuscita a fare nulla di produttivo.

sto vivendo queste giornate estive in uno stato di perenne confusione e leggera amarezza. i miei pensieri sono tormentati da diverse domande. perché non mi scrivi? perché non hai risposto, quando ti ho detto che mi saresti mancato? perché mi domandi se mi fido di te il giorno dopo l’uscita del video del tuo rapper preferito che ha a che fare con la lealtà e la fiducia? perché mi hai chiesto quale serie stessi guardando nonostante la conversazione fosse già morta?

più il tempo passa, più mi confondi. inizio a non sopportarti davvero più, lo ammetto. non è il massimo svegliarmi pensando a te, accendere il telefono con la speranza di ricevere un tuo messaggio e poi passare la giornata col muso senza mai leggere il tuo nome sullo schermo.

sei assurdo, proprio non ti capisco: prima sembri interessato, fai qualche passo in avanti, e poi ti ritiri brutalmente e smetti di farti sentire per giorni o settimane. mi riesce davvero difficile immaginare che sia perché speri che sia io a scriverti, anche perché sono quasi sempre io a farlo, suvvia!, quindi non riesco a spiegarmi questo tuo strano comportamento e ciò mi rende molto frustrata.

il fatto è che vorrei invitarti ad una festa, ma non voglio essere io ad iniziare la conversazione per l’ennesima volta. è quasi passata una settimana dall’ultima volta che ci siamo sentiti e sto aspettando un tuo messaggio, così da usarlo come pretesto per poi invitarti alla festa di sabato sera. il fatto è che è probabile che tu abbia già organizzato qualcosa per il weekend, visto che è già giovedì, ma non voglio mettere da parte il mio orgoglio per poi scoprire che hai già qualcosa da fare. se mi scrivi ti invito, altrimenti non ho intenzione di impegnarmi troppo per averti lì.

eppure non sai quanto vorrei scriverti e pregarti di venire. la tua presenza renderebbe la festa molto più divertente e interessante, non posso negarlo, ma so già che non verrai: non farò in tempo ad invitarti perché non mi scriverai, e mi ritroverò a pensare a te tutta la sera, con la speranza di vederti il giorno dopo e la consapevolezza che nemmeno quello accadrà.

è una vita di attese la mia, come ho già scritto. è una vita del cazzo, questa è la verità. e io sono stanca di aspettare, stanca di sperare a vuoto. tutti questi sentimenti mi stanno uccidendo lentamente e non so più che fare al riguardo.

una vita di attese

il fatto è che iniziano a mancarmi le parole.

continui a farmi impazzire. non ti fai sentire e finisco per non dormire la notte per poi scriverti io, ma in qualche modo riesci sempre a sorprendermi e non riesco a concepire come questo sia possibile. sei davvero incredibile e vorrei lamentarmene a non finire, ma la verità è che come sei in grado di rendermi incredibilmente triste, riesci anche a farmi provare intense emozioni positive.

dopo lo scorso breakdown tu mi hai sorpresa e ci siamo visti prima che tu ripartissi, e nonostante fossimo in mezzo ad altre persone è stato molto carino e spero tu abbia apprezzato il rossetto che avevo messo (solo per te, ma questo non so se lo ammetterò mai ad alta voce).

anche oggi sono stata piacevolmente sorpresa di vederti dopo ben due lunghe settimane – nonostante sperassi con tutto il cuore di vederti ieri sera, quando mi sono vestita bene per te per andare in discoteca – e posso solo dire che l’abbraccio che ci siamo scambiati mi è sembrato una sorta di boccata d’aria dopo un lungo periodo di apnea. il sorriso smagliante che mi hai rivolto appena mi hai vista, il fatto che ci siamo quasi corsi incontro seppur camminando, il modo in cui mi hai stretta a te, la gioia che irradiavi mentre parlavamo… non penso tu lo sappia, ma così mi uccidi. in senso strettamente positivo, per carità, ma non immagini quanto mi irriti non avere alcun potere e ritrovarmi dipendente da te per quanto riguarda il mio stato d’animo.

il fatto è che me lo aspettavo. nonostante io abbia più volte fatto la drammatica, vittima dei miei sentimenti contrastanti, sapevo che saremmo rimasti amici e che ci saremmo rivisti. la cosa che mi dà più fastidio è che ciò non mi basta, ma non so cosa fare al riguardo.

prima che salissi sul treno sembrava quasi mi volessi abbracciare, ma eravamo circondati dai nostri amici e purtroppo abbiamo entrambi ritenuto non fosse il momento più adatto.

come avevo predetto, sto vivendo le mie vacanze in costante e impaziente attesa del weekend, con la speranza e consapevolezza di rivederti. in questo preciso momento è domenica sera e mi aspetta una settimana piena di impegni e distrazioni, ma tutto quello che mi interessa è il pensiero che sabato sera ci vedremo ad una festa e molto probabilmente sarà una serata epica, e devo prepararmi psicologicamente perché ho finalmente intenzione di fare qualcosa. non mi bastano i messaggi e gli abbracci, e non voglio continuare a vivere con questo sentimento di insoddisfazione.

mi sei mancato tanto, e mi pento di non avertelo detto – nonostante ciò non mi sorprenda, perché sono pur sempre io. tuttavia non vedo l’ora di sabato, perché il mio approccio sarà il seguente: farò in modo da isolarci da qualche parte a bere e parlare insieme – anche se probabilmente a quello ci penserai tu, visto che ti sei dimostrato molto bravo a farlo – e da ubriaca ammetterò che mi sei mancato e che avevo proprio bisogno di una serata del genere, in onore dei vecchi tempi. posso solo sperare che ciò che seguirà sarà altrettanto piacevole.

lacrime e rimpianti

è assurdo pensare che io stia piangendo disperatamente a causa di sentimenti che fino a poco tempo fa nemmeno conoscevo. la tragicità della situazione sta nel fatto che alla festa non è successo niente di eclatante e quel poco che è successo è avvenuto in maniera del tutto sbagliata.

in tutta sincerità non pensavo di essere in grado di provare certe cose, e ora mi ritrovo davvero spaesata, confusa, frustrata. non riesco a smettere di piangere e soffro, ma non sono sicura del perché.

sono sentimenti contrastanti i miei. mi piaci, sì, ma allo stesso tempo ti reputo un grande amico, e non si trova così facilmente una persona spassosa con cui passare del tempo di qualità. non voglio perderti, ma allo stesso tempo vorrei trovare il coraggio necessario per lasciarti andare, se è quello che vuoi. la scelta è tua, ma il fatto è che sono terrorizzata perché ho paura e ho il sospetto che la tua decisione potrebbe non piacermi.

non so davvero cosa dire, fare, pensare. mi sembra di essere tornata al punto di partenza, nonostante i mesi trascorsi tra paranoie e sforzi vari. il tempo è finito, e mi ritrovo incredibilmente delusa e insoddisfatta, perché mi sembra di non aver combinato proprio nulla. è vero che siamo diventati amici – non mi azzardo ad aggiungere l’aggettivo “buoni” per motivi che nemmeno io comprendo – e abbiamo passato davvero tanto tempo insieme, forse troppo, imparando a conoscerci meglio e vivendo momenti più e meno memorabili; tuttavia si presenta un problema che posso riassumere in maniera efficace con due parole, una semplice domanda: tutto qui?

questo pensiero mi sta letteralmente uccidendo. in una giornata così difficoltosa temo seriamente di finire per disidratarmi e stare male, e le lacrime di certo non aiutano a lottare contro il caldo. e sì, sono decisamente troppo drammatica, ma non posso frenare i miei pensieri.

non riesco a capire come sia possibile che in tre mesi non sia successo niente, che nessuno dei due abbia trovato il coraggio di fare qualsiasi cosa. non lo vogliamo abbastanza, forse? nel mio caso, la mia confusione perenne potrebbe essere sintomo di indecisione; nel tuo, magari sono stata io ad interpretare male il tutto, oppure sei confuso anche tu e non c’è proprio alcuna possibilità.

continuo a guardare il telefono con la speranza di vedere lo schermo illuminato dal tuo nome; vorrei che mi scrivessi ancora, e ancora, e ancora, e non solo per dirmi cose stupide e irrilevanti, ma per qualsiasi cosa. questo desiderio mi provoca così tanta sofferenza, ammetto con rammarico, e vorrei che fosse lo stesso anche per te, ma purtroppo ho i miei dubbi e tu continui a fomentarli e distruggerli in continuazione, lasciandomi sempre più confusa.

non hai idea di quanto sia fastidioso per me dipendere così tanto da te; probabilmente non ti rendi nemmeno conto del potere che hai su di me, e non riesco a evitare di dubitare pesantemente che ciò sia ricambiato, perché ogni tanto appari particolarmente distante e irraggiungibile, ma allo stesso tempo finisci spesso per confortarmi involontariamente, perché mi cerchi spesso e mi rivolgi di quei sorrisi quando ci vediamo o ci salutiamo…

sono davvero fottuta, ecco la diagnosi. sono incredibilmente fottuta, e non c’è proprio nulla da fare.

alla festa abbiamo bevuto troppo e siamo stati male entrambi, infatti non abbiamo passato molto tempo insieme, ma poi è successo qualcosa di incredibilmente importante e assurdamente irrilevante allo stesso tempo: mentre io mi stavo riprendendo ho tentato di prendermi cura di te, ed eravamo sdraiati sul prato, ubriachi e senza troppe inibizioni, proprio come avevo immaginato più volte prima di addormentarmi… il fatto è che nonostante io mi sia accoccolata su di te, tu mi abbia toccato una tetta, io ti abbia accarezzato la faccia e i capelli, tu mi abbia abbracciata e voluta al tuo fianco, nulla è successo come sarebbe dovuto succedere. è accaduto tutto in maniera malsana, infatti io non ricordo quasi nulla e probabilmente tu ricordi anche meno, visto lo stato in cui ti trovavi. tutto ciò complica incredibilmente le cose, perché quasi sicuramente entrambi lo ignoreremo, e io non so davvero cosa farmene di tutti questi ricordi vaghi.

sono emotivamente e psicologicamente distrutta, proprio come avevo predetto all’inizio di questa avventura tragedia, e non riesco a fare a meno di bramare l’esistenza di qualcosa che mi faccia tornare indietro, in modo da evitare di farci avvicinare talmente tanto da darti il potere di distruggermi in tale modo.

il fatto è che ora come ora non riesco a smettere di pensare con rancore a quanto farà male tornare ad essere emotivamente distaccata da tutto e tutti com’ero prima, dal momento che sembra essere l’unica soluzione a questo dolore. non ho davvero idea di come io abbia anche solo potuto pensare di abbassare le difese che avevo costruito nel corso degli ultimi difficili anni; devo aver visto in te una potenziale luce nella mia triste e buia vita, e ho commesso l’imprudenza di buttarmici a capofitto. ora, con le lacrime che mi rigano le guance e le continue occhiate verso il telefono accompagnate dalla vana speranza che tu mi scriva, mi ritrovo a dover assumere le mie responsabilità e ammettere le mie colpe.

chiunque mai leggerà queste parole penserà che io stia esagerando, e forse è leggermente vero, ma il fatto è che sono giunta alla realizzazione che stavo effettivamente meglio quando stavo peggio, e si tratta della consapevolezza peggiore di sempre. sì, sono eccessivamente drammatica, perché in fin dei conti non tutto è perduto; siamo pur sempre amici e in qualche modo continueremo a sentirci e molto probabilmente anche a vederci, e non è detto che la fine della scuola non possa rappresentare un nuovo inizio… semplicemente non mi ritengo una persona paziente, e in queste giornate piene di emozioni forti mi ritrovo a dover affrontare un’enorme quantità di pensieri che mi sta lentamente sfiancando e non riesco a combattere come ero in grado di fare un tempo.

continuo a sperare che tu mi scriva, possibilmente per trovarci prima che tu parta, ma ammetto che mi accontenterei di qualsiasi cosa, davvero, pur di sentirti. è grave, è triste, è decisamente fuori di testa, e come ho già scritto numerose volte non mi riconosco più, perché era da anni che non mi lasciavo coinvolgere così tanto da qualcosa o qualcuno.

vorrei che il mio piano per l’estate fosse quello di lasciarti andare, tentando di aumentare nuovamente la distanza che mi separa dal resto degli esseri umani e le loro inutili emozioni, ma la verità è la seguente: non riesco a smettere di pensare a tutto ciò che non è successo, a ciò che è quasi successo, a ciò che probabilmente non succederà mai. le occasioni sprecate sono la cosa più difficile da digerire e ciò mi rende ancora più disperata.

so già come andrà a finire: passerò l’estate a tentare di mantenermi abbastanza occupata da non avere neanche un secondo libero per pensarci. dal punto di vista teorico, l’idea è decente; dopotutto, il tempo è il rimedio ad ogni cosa. tuttavia, se penso a questo piano dal punto di vista pratico non sembra particolarmente infallibile, anzi: per mantenermi occupata in maniera efficace sarebbero necessarie grandi dosi di alcool e altre sostanze varie, e la distruzione fisica è un effetto collaterale che forse non dovrei sfidare.

pensandoci bene, non sono mai stata una persona logica e razionale. (te l’ho anche detto, perché ormai mi conosci sempre meglio, quindi com’è possibile che siamo arrivati a questo punto?)